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40° Anniversario Della Morte Del Che
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Messaggio 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
IL " CHE "

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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
LA VITA DEL CHE

Il 14 giugno 1928 nasce a Rosario, in Argentina, da Celia de la Serna ed Ernesto Guevara Lynch. Trascorre i primi due anni a Puerto Caraguatay, nella provincia di Misiones, sulle rive dell'Alto Paranà, ai margini della selva paraguaiana.A due anni contrae l'asma in forma cronica e la famiglia è costretta a trasferirsi in un clima asciutto. Viene scelta la cittadina di Alta Gracia, sulla Sierra di Còrdoba.
Dal 1945 al '50va al liceo e terminato si trasferisce con la famiglia a Buenos Aires. Trova un lavoro come impiegato municipale e si iscrive alla facoltà di medicina. Da paziente si trasforma in collaboratore nel laboratorio di un celebre allergologo, il dottor Pisani.
Ne 1951 intraprende il suo primo viaggioin motocicletta con l'amico Alberto Granado. L'obiettivo è la visita dei più celebri lebbrosari latinoamericani, ma il viaggio si rivela una fonte inesauribile di avventure ed esperienze. Si conclude a Miami nell'agosto del 1952, da dove il Che ritorna in aereo.
Nel 1953 si laurea in medicina, con una tesi in allergologia. Riparte per un viaggio in America Latina. Gli interessi originariamente archeologici si trasformano man mano in politici. A La Paz, in Bolivia, assiste a un momento di crescita impetuosa del movimento operaio e contadino, sotto il governo di Paz Estenssoro. Per scelta politica decide di andare a conoscere un movimento analogo in Guatemala.
Nel 1954 in Guatemala partecipa attivamente al movimento sorto sotto il governo di Jacobo Arbenz, collaborando nel servizio sanitario e arruolandosi nelle brigate giovanili. Si avvicina agli ambienti del PGT (il partito comunista) e comincia a darsi una formazione marxista. Lo aiuta una giovane artista di sinistra, la peruviana Hilda Gadea, della quale si innamora. La sposerà in Messico due anni dopo, da lei ebbe la figlia Hildita. Un'aggressione di mercenari, organizzati in Honduras dalla CIA e guidati dal colonnello Castillo Armas, pone termine al movimento in Guatemala. Arbenz abdica senza reagire e Guevara deve rifugiarsi nell'ambasciata argentina.
Dal 1955 al 1956 ripara a Città del Messico, dove sopravvive alla meno peggio facendo il fotografo ambulante e il venditore di libri, finchè ottiene un posto nel reparto di allergia dell'ospedale generale. Termina alcune pubblicazioni scientifiche e riprende con vigore gli studi di marxismo. Conosce il gruppo degli esiliati cubani e si arruola come medico nella spedizione che preparano sotto la guida di Fidel Castro, l'eroe del Moncada. Partecipa ai corsi all'accampamento cubano e all'addestramento militare sotto la guida di un fuoriuscito della guerra civile spagnola, il generale Bayo. L'accampamento viene scoperto e il Che arrestato con gli altri cubani. Per la loro scarcerazione compie uno sciopero della fame in prigione. Vi resta più a lungo degli altri (57 giorni). Liberato salpa col "Granma" da Tuxpàn, il 25 novembre, e sbarca a la Playa de las Coloradas, il 2 dicembre.
Il 1957-58 sono gli anni della guerra rivoluzionaria. Costruisce la seconda colonna, che si forma a partire da quella diretta da Fidel. Sulla Sierra Maestra organizza il "territorio libero" di El Hombrito. Dirige, nella fase finale, una delle due colonne che devono realizzare l'invasione dalla Sierra all'Avana: campagna di Las Villas e vittoria nella battaglia di Santa Clara.
Nel 1959,membro dei governo rivoluzionario, diventa cittadino cubano. A giugno sposa Aleida March, dalla quale avrà quattro figli: Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto. Tra giugno e settembre dirige una delegazione economica all'estero, in Egitto, India, Giappone, Indonesia, Sri Lanka, Pakistan, Jugoslavia, Marocco. Al ritorno è nominato capo del Dipartimento di industrializzazione dell'lnra (Istituto per la Riforma agraria). A novembre è nominato Presidente della Banca nazionale.
DAll 'ottobre al novembre del 1960 compie una visita ufficiale in Cecoslovacchia, URSS, Cina, Corea, Rdt.
Dirige poi per quattro anni il Ministero dell'industria. E' la sua attività principale, insieme a corsi di formazione (per se stesso, nelle materie necessarie al Ministero), viaggi diplomatici all'estero e una ricca produzione teorica in vari campi. Nel 1963-64 darà il via e animerà il celebre "Dibattito economico" - su la legge del valore, i criteri della pianificazione, i rapporti tra economia di mercato e socialismo. Ne uscirà sconfitto, ma dopo aver dato prova di notevoli capacità teoriche e profonda ispirazione democratico-rivoluzionaria. Ad agosto del 1961 dirige la delegazione cubana alla Conferenza del Cies a Punta del Este, in Uruguay. Durante la Crisi dei missili, dell'ottobre 1962, gli viene affidato il comando della difesa sul fronte occidentale (Pinar del Río). A luglio del 1963 compie un'importante visita nell'Algeria di Ben Bella. A marzo-aprile del 1964 dirige la delegazione cubana alla Conferenza di commercio e sviluppo convocata dall'Onu a Ginevra. A novembre del 1964 è a capo della delegazione cubana che a Mosca partecipa ai festeggiamenti per il 47' anniversario della Rivoluzione d'Ottobre. E' il suo terzo ed ultimo viaggio in URSS. Il 9 dicembre pronuncia un discorso a New York, all'Assemblea dell'Onu e pochi giorni dopo compare nella televisione americana, dove proclama apertamente le proprie posizioni rivoluzionarie sull'America latina. Senza tornare a Cuba, parte per un lungo viaggio in vari paesi africani. Il primo è l'Algeria.
Tra gennaio e marzo del 1965 visita il Mali, il Congo Brazzaville, la Guinca, il Ghana, il Dahorney, la Cina, la Tanzania. Il 24 febbraio interviene al Secondo seminario economico di solidarietà afroasiatica di Algeri, dove denuncia lo sfruttamento mondiale dell'imperialismo, ma anche il profitto che i paesi "socialisti" ricavano dai meccanismi dello scambio ineguale. Si reca poi in Egitto dove pronuncia, accanto a Nasser, il suo ultimo intervento pubblico. Il 14 marzo rientra all'Avana, accolto dai massimi dirigenti. E' l'ultima volta che compare in pubblico. Nel periodo della "scomparsa" si reca come consulente militare in Congo e in Tanzania. A Cuba prepara la spedizione boliviana.
Ai primi di novembre del 1966 compare in Bolivia, sotto falso nome e sembianze irriconoscibili. Raggiunge la zona di operazioni della guerriglia e comincia a tenere un diario.
Il 17 aprile 1967 viene reso pubblico il testo del "Messaggio alla Tricontinentale". Le agenzie di stampa cominciano a parlare della presenza del Che in Bolivia. Il 7 giugno il governo boliviano di Barrientos dichiara lo stadio di assedio. Il 24 giugno viene repressa nel sangue la rivolta dei minatori di Catavi e Huanuni. La guerriglia riporta qualche successo militare. Ma si divide in due gruppi che non riusciranno più a ricongiungersi. Il 31 agosto, a Vado del Yeso, viene distrutto il gruppo di Joaquin, di cui fa parte anche "Tania la guerrigliera". Il 26 settembre, nella zona di Valle Grande, il gruppo del Che cade in un'imboscata. L'8 ottobre 1967, alla Quebrada del Yuro, il gruppo è accerchiato e il Che, ferito alle gambe viene catturato. Trasferito nella scuola del villaggio di Higueras, viene interrogato e poi lasciato per una notte senza cure. Al mattino del 9 ottobre viene ucciso con un colpo di pistola, per decisione ufficiale del governo. Il suo cadavere viene trasportato in elicottero a Valle Grande e successivamente sepolto in un luogo segreto nei pressi di quella stessa città. Il mondo incredulo, attende la conferma della morte, che viene data da Fidel Castro, il 15 ottobre.
Tratto dalla cronologia della vita di Roberto Massari, Che Guevara, Erre emme edizioni

Hasta siempre comandante!
(sempre con te comandante!)





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
Il che?????                      lasciamo perdere...(scherzo ovviamente rispetto il tuo pensiero politico)




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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
confermo quello pronunciato da dida .........anche se rispetto il pensiero politico di dida.................




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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
molti non conoscono il che , sotto moltissimi aspetti è stato come garibaldi , solo che avendo pestato i pieidi o meglio cacciato gli americani da cuba, non è visto con gli stessi occhi , chi valuta la storia da imparziale ha ben capito cosa intendo dire, ma si sa molti credono a ciò che dicono gli americani , senza capire il perchè a cuba fu fatta una rivoluzione , la zia della mia ex nei anni precedenti la rivoluzione era suora a cuba e lei di certo non è comunista ma mi ha raccontato spesso di ciò che battista spalleggiato dagli americani faceva a cuba , cuba era un vero bordello nel vero senso della parola casinò etc gestito dalla mafia americana con il benestare della cia , mediterei bene quindi prima di giudicare i cubani.... e il che, qui non è questione di esser di destra o di sinistra la storia ne è piena di ingiustizie da entrambi gli schieramenti , ma ben altro è ciò che fù cuba e la sua rivoluzione , ciò che portò il popolo cubano a ribellarsi a battista e agli americani....meditate gente meditate





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
Liriometeo ha scritto: [Visualizza Messaggio]
molti non conoscono il che , sotto moltissimi aspetti è stato come garibaldi , solo che avendo pestato i pieidi o meglio cacciato gli americani da cuba, non è visto con gli stessi occhi , chi valuta la storia da imparziale ha ben capito cosa intendo dire, ma si sa molti credono a ciò che dicono gli americani , senza capire il perchè a cuba fu fatta una rivoluzione , la zia della mia ex nei anni precedenti la rivoluzione era suora a cuba e lei di certo non è comunista ma mi ha raccontato spesso di ciò che battista spalleggiato dagli americani faceva a cuba , cuba era un vero bordello nel vero senso della parola casinò etc gestito dalla mafia americana con il benestare della cia , mediterei bene quindi prima di giudicare i cubani.... e il che, qui non è questione di esser di destra o di sinistra la storia ne è piena di ingiustizie da entrambi gli schieramenti , ma ben altro è ciò che fù cuba e la sua rivoluzione , ciò che portò il popolo cubano a ribellarsi a battista e agli americani....meditate gente meditate


La storia la scrivono i vincitori ... già i romani lo dicevano ai tempi...  





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Rivoglio il mio inverno, ti aspetto 2008/09.
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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
non sempre caro stefano vedi cuba che chi ha vinto la rivoluzione è passato come perdente





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
Liriometeo ha scritto: [Visualizza Messaggio]
non sempre caro stefano vedi cuba che chi ha vinto la rivoluzione è passato come perdente


Il comunismo ha perso... quindi... vedi te  
Tra l'altro viviamo in un mondo filo-americano, per questo la storia di Cuba la vediamo in un certo mondo.
L'esempio di Garibaldi che hai fatto è calzante... tutte e due liberazioni, ma viste in modo diverso dalla storia. Anche Garibaldi come Che Guevara non solo ha liberato l'Italia, ma ha lottato in sud America per lottare insime alle comunità rivoluzionarie locali. Le storie non sono poi così dissimili.





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
ben altra cosa il comunismo a cuba , visto che loro parlano di socialismo , per il resto stefano quoto alla grande su garibaldi & c





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
Garibaldi, figura di sicuro controversa e con tanti lati oscuri... Lorenzo Del Boca ha scritto un libro sull'argomento...penso che approfondiro'! (scusate la divagazione dal topic).  



Garibaldi. "Un babbeo". Senza attenuanti. Maxime du Camp, scrittore francese e camicia rossa di complemento, non riconobbe a Garibaldi alcuna intelligenza politica. "Provava un certo vigore davanti all'ostacolo solo perché poteva investirlo come un cinghiale arrabbiato".

Giuseppe Mazzini, in una lettera a Giacomo Daniele, non esitò a sostenere che "Garibaldi, quanto a coerenza di idee, è una vera canna al vento".

Denis Mack Smith lo considerò "rozzo e incolto". E Indro Montanelli lo giudicò "un onesto pasticcione". Ma anche la sua onestà è una pura leggenda, come vedremo più avanti.

Tracagnotto e con le gambe corte, veniva descritto come un gigante alto otto piedi. E si giurava che, dopo ogni combattimento, si scuoteva la giubba per far cadere le decine di palle di fucile che l'avevano colpito senza ferirlo.

Questo nobile cavaliere dell'ideale ebbe la delicatezza di chiamare il suo asino "Pio IX" e di definire il Santo Papa Mastai Ferretti "un metro cubo di letame": eleganze da vecchie carogne massoniche (era infatti un "pezzo grosso" della massoneria). Era un tipo del tutto eccezionale, anticonformista, si trattasse di idee politiche o di religione, di abitudini personali o di abbigliamento. Per qualche anno si vendettero le camicie alla Garibaldi, i mantelli alla Garibaldi, il cappellino alla Garibaldi.

Piacevano i panni di eroe intraprendente che, da solo si era cucito addosso: come i protagonisti dei romanzi d'appendice. Appassionato eppure senza legami sentimentali troppo consolidati. Antesignano delle proteste socialiste e, tuttavia, dichiaratamente favorevole alla dittatura.

Garibaldi cominciò a cacciarsi nei guai nel 1834, nel tentativo di partecipare ad un moto insurrezionale di Genova. Né lui né i suoi amici avevano idea di come si potesse organizzare una cospirazione efficace e si trovò in fuga sulle montagne travestito con gli abiti da contadino che una fruttivendola gli regalò. Passò la frontiera francese e fu arrestato, fuggì e rischiò una seconda volta l'arresto. Il Piemonte lo condannò a morte.

Nel 1835 arrivò in Brasile. A Rio de Janeiro, con due compaesani, si lanciò in un'impresa di trasporti, che fallì poco dopo: non aveva testa per gli affari.

Altra era la sua vocazione. In una notte di luna piena, con sei compagni, rubò una nave ormeggiata nel porto. I pochi marinai di guardia furono gettati in mare e l'eroe prese il largo per continuare la sua battaglia. Combatté per tre anni contro il Brasile tentando di aiutare Bento Gonçalves che si era proclamato governatore della provincia meridionale, il Rio Grande do Sul, avviando una sua personale guerra per conquistarsi un trono. Fu arrestato e finì in prigione.

Dal 1843 al 1848 combatté contro l'Argentina. Anche qui è difficile comprendere le ragioni della contesa fra i possidenti dell'Uruguay e il generale Rosas; Garibaldi assaliva le navi e le depredava.

I suoi soldati, sedicenti liberatori, piombavano sui villaggi con la foga dei conquistatori, allettati dai vitelli delle loro stalle e dalle donne delle loro case. Un giorno entrò in un magazzino di stoffa, rubò una partita di tessuto rosso destinato a cucire i grembiuli dei macellai, i "saladeros", e fece imbastire le nuove uniformi. Con addosso una camicia rossa, quella banda di teste calde diventò un piccolo esercito: la "legione italiana". Non hanno lasciato un buon ricordo, ed ancora oggi Garibaldi da quelle parti è considerato un bandito: il bandito dei due mondi.

Giornalisti francesi ed inglesi cominciarono a diffondere in Europa la leggenda dell'eroe veloce e impavido, coraggioso e altruista. Garibaldi in Sud America trovò anche il tempo di fare il negriero, come ha confermato lo storico Giorgio Candeloro in un'intervista su La Repubblica del 20 gennaio 1982: "Garibaldi, un po' avventuriero, un po' uomo d'azione va in Perù; e [nel 1852] come capitano di mare, prende un "comando" per dei viaggi in Cina. All'andata trasportava guano (depositi di escrementi d'uccelli che si trovano nelle isole al largo del Perù), al ritorno trasportava cinesi per lavorare il guano: la chiavitù in Perù era stata abolita e il guano non voleva lavorarlo più nessuno. Insomma un lavoretto un po' da negriero". Nel 1848 aveva partecipato alla "prima guerra d"indipendenza". Alternava le cariche a cavallo con quelle sotto le gonne, con identico spirito di conquista. Non stette a badare se erano mogli di amici e non si preoccupò che gli venissero attribuiti una dozzina di figli fra legali, mezzi legali e illegittimi.

Un giorno, quando era ancora in Sud America, a bordo della nave Rio Pardo, vide con un cannocchiale il viso di Anita. Decise che doveva essere sua. Peccato che Anita fosse sposata a Manuel Duarte, un calzolaio; ma Garibaldi non si arrese per così poco. "Un uomo - confessò, infatti, l'eroe - mi invitò a entrare: sarei entrato senza invito". "Vidi la giovane! Tu sarai mia!" E, probabilmente, per conquistare il cuore di Anita, fu necessario ammazzare lo sposo. Il povero calzolaio protestò? Tentò di reagire? Cercò aiuto per affrontare il rivale? Un giorno non lo videro più in paese e le ricerche non ebbero esito. Anita seguì Garibaldi sul battello e vissero come marito e moglie. Con qualche rimorso postumo il Generalissimo sentenziò: "Se vi fu colpa, io l'ebbi intera, e vi fu colpa". Per uno che aveva fatto il ladro di cavalli ed il mercante di schiavi, era poca cosa.

Ma poi toccò a Garibaldi di trovarsi cornuto. Nel 1859 aveva avuto un'avventura con Giuseppina, figlia illegittima del marchese Raimondi; Giuseppina qualche tempo dopo si presentò all'eroe con l'addome appena ingrossato. Niente paura. L'eroe cnosceva le regole di comportamento di due mondi e le nozze furono programmate per il 24 gennaio 1860 nella cappella privata della villa della famiglia Raimondi. Garibaldi già era impaziente di partire per la luna di miele, quando a guastare la festa arriva un biglietto scritto probabilmente dal conte Giulio Porro Lambertenghi: a mettere incinta Giuseppina non era stato Garibaldi, ma un garibaldino, Luigi Càroli, nelle grazie della marchesina. La donna non ebbe il coraggio di negare; l'eroe si limitò a schiantare una sedia per terra (tutti pensavano che l'avrebbe spezzata sulla schiena della fedifraga, ma Garibaldi era un gentiluomo...) e se ne andò via.

Qualche mese dopo eccolo a capo della spedizione in Sicilia. Senza le corna di Garibaldi è difficile pensare ad un'Italia unita: come immaginare l'impresa dei Mille con un Garibaldi fresco sposo? Poco prima Nizza, la sua città, era stata ceduta da Vittorio Emanuele II alla Francia: ma lui, invece di andare a liberare la sua città dai Francesi, correva a "liberare" la Sicilia e il Sud dal napoletano Francesco II...

All'impresa dei "Mille", sponsorizzata dalla Gran Bretagna, partecipavano Nino Bixio, pezzo grosso della loggia massonica Trionfo Ligure e l'avvocato Francesco Crispi (futuro colonialista e un po' forcaiolo); anzi di avvocati ce n'erano 150, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri; 60 vennero definiti "possidenti"; neanche un contadino. Quasi tutti scappavano da qualcuno o da qualcosa: mogli abbandonate, amanti infuriate, figli illegittimi, conti da regolare con la giustizia e non sempre per ragioni politiche.

I due vapori Piemonte e Lombardo non furono affatto "rubati" (come d'altra parte era loro costume) dai garibaldini, ma furono acquistati con un regolare certificato di vendita firmato, controfirmato e arricchito con ogni genere di garanzie fidejussorie. Il proprietario, Raffaele Rubattino, si fece dare tutte le garanzie che il debito sarebbe stato onorato dagli uomini dei servizi segreti piemontesi. Bisognava fare "l'Italia unita", ma non rimetterci neanche una lira!... Il governo piemontese era consapevole e responsabile del progetto d'invasione nel Regno delle due Sicilie: non soltanto sapeva, ma, in qualche modo, era parte attiva nell'approntare la spedizione.

Non ci sarebbe stata conquista del Regno delle Due Sicilie se non si fossero unite le convenienze inglesi con quelle della mafia meridionale e se, gli uni e gli altri, non avessero finanziato e soccorso il movimento insurrezionale. Non per il tricolore né per la causa dell'unità di un paese. Semplicemente perché il loro interesse non era più compatibile con la monarchia dei Borboni: occorreva scalzare dal trono quei re per sostituirli. Con chi non aveva molta importanza.

La sua "onestà" è una pietosa frottola: era un pitocco, come tutti gli accattoni. Nel 1874 il figlio primogenito, Menotti, chiese ed ottenne, grazie anche all'intervento di papà, un prestito di duecentomila lire (un miliardo e trecento milioni di lire, pari a 671.394 euro!) dal Banco di Napoli, l'ex Banco delle Due Sicilie. Garibaldi garantì personalmente la restituzione del debito. Sta di fatto che i soldi non furono mai restituiti, e la banca, probabilmente per qualche intervento dall'alto, rinunciò definitivamente ad incassare.

Nel maggio 1875 Garibaldi rifiutò fieramente il cospicuo vitalizio di centomila lire (mezzo miliardo, pari a 258.228 euro) annue accordatogli dal governo; l'anno successivo, però, accettò il dono nazionale di un milione e la pensione di 50.000 lire annue (prelevate dalle casse dello stato a riempire le quali contribuiva soprattutto il sudore dei contadini, meridionali e non, sui quali gravava ancora, fra le tante, la famigerata tassa sul macinato...). Queste non sono insinuazioni, ma è tutto documentato nel bel libro di Erminio de Biase L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie, pubblicato da Controcorrente.

Ebbe un sussulto di resipiscenza, quando, in una lettera ad Adelaide Ristori, scrisse: "...non rifarei le vie del Meridione, per timore di essere preso a sassate".
 
 
Lorenzo Del Boca (Maledetti Savoia, edizioni Piemme, Casale Monferrato 1998)






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che dire quoto...





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Messaggio Re: 40° Anniversario Della Morte Del Che 
 
StefanoBs ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Liriometeo ha scritto: [Visualizza Messaggio]
molti non conoscono il che , sotto moltissimi aspetti è stato come garibaldi , solo che avendo pestato i pieidi o meglio cacciato gli americani da cuba, non è visto con gli stessi occhi , chi valuta la storia da imparziale ha ben capito cosa intendo dire, ma si sa molti credono a ciò che dicono gli americani , senza capire il perchè a cuba fu fatta una rivoluzione , la zia della mia ex nei anni precedenti la rivoluzione era suora a cuba e lei di certo non è comunista ma mi ha raccontato spesso di ciò che battista spalleggiato dagli americani faceva a cuba , cuba era un vero bordello nel vero senso della parola casinò etc gestito dalla mafia americana con il benestare della cia , mediterei bene quindi prima di giudicare i cubani.... e il che, qui non è questione di esser di destra o di sinistra la storia ne è piena di ingiustizie da entrambi gli schieramenti , ma ben altro è ciò che fù cuba e la sua rivoluzione , ciò che portò il popolo cubano a ribellarsi a battista e agli americani....meditate gente meditate


La storia la scrivono i vincitori ... già i romani lo dicevano ai tempi...  


...Infatti Garibaldi è un pseudo eroe sopravalutato...Il Che è come tutti gli altri un terrorista...




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